Il volo delle api racconta la qualità dell'aria

“Buongiorno Antonio, salutaci le nostre api!” si sente dire Antonio Barletta quando arriva a San Vittore per le periodiche visite all’apiario. Antonio Barletta è uno specialista di apicoltura urbana che nella primavera del 2020 ha portato in Acea Ambiente l’idea di Urbees: installare tre arnie presso l’impianto per condurre il biomonitoraggio ambientale dell’area circostante. A distanza di quasi un anno dall’inizio del progetto le api sono diventate di casa e hanno prodotto il loro primo miele, confermando la salubrità dell’aria nel territorio.

Il biomonitoraggio è un metodo che permette di controllare la qualità ambientale di un ecosistema osservando il comportamento degli organismi viventi che vi vengono introdotti.

Biomonitoraggio per la biodiversità

Dall’idea dell’apicultore alla collaborazione in Urbees. La proposta piace e attira da subito la curiosità degli ingegneri che lavorano nell’impianto, come Claudia Lena e Ilir Dhima, che trovano interessante l’ipotesi di riuscire a dimostrare la qualità dell’aria con una tipologia di monitoraggio innovativa. “Il progetto Urbees lo abbiamo accolto con entusiasmo, affiancandolo al monitoraggio standard che svolgiamo normalmente”, racconta Ilir Dhima, responsabile Impianto di San Vittore del Lazio.

Si scelgono le api come insetti bioindicatori perché sono capaci di rendere l’alveare una vera centralina ambientale. Le api, infatti, replicano lo stesso tipo di comportamento ogni giorno: si allontanano dall’arnia per compiere voli di perlustrazione, poi rientrano trasportando (nella peluria e sulle ali) tutte le preziose informazioni raccolte sull’ambiente esplorato.

Claudia Lena, Acea Ambiente

L’apicultore inizialmente si è occupato di individuare un luogo dove posizionare gli alveari che fosse adatto alla vita dell’ape, per rendere lo studio fattibile tutelando allo stesso tempo la specie. Quindi, Acea Ambiente e Antonio Barletta hanno coinvolto in Urbees un terzo partner tecnico: la professoressa Negri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, un’entomologa nota a livello nazionale per i suoi studi sulle api.
Dopo uno studio preliminare sull’area di San Vittore e sulla famiglia di api installata presso l’impianto, l’Università ha definito le linee guida metodologiche per lo svolgimento del biomonitoraggio, dal trattamento degli alveari alla tipologia di campionamento da effettuare.

Infografica su realtà e obiettivi condivisi del progetto di biomonitoraggio

Api e qualità dell'aria

L’analisi si effettua una volta al mese presso i laboratori dell’Università Cattolica di Milano e riguarda le api cosiddette bottinatrici, ossia quelle che hanno il compito di recarsi fuori dall’alveare per raccogliere il polline, il nettare e l’acqua necessari alla vita dell’intera colonia.
Come già verificato in passato con analisi ambientali canoniche, il biomonitoraggio ha dimostrato che i sistemi dell’impianto trattengono le emissioni senza mandarle all’esterno.
Il progetto ha comprovato proprio l’assenza di polveri sulle ali delle api riconducibili alla fonte di emissione. “I ricercatori della Cattolica conoscono la morfologia della particella tipica del processo di alta combustione. Se quindi non trovano quella stessa morfologia e composizione chimica nelle analisi, possiamo affermare che sulle ali delle api non sono presenti polveri che provengono dal processo di combustione che avviene nel nostro impianto” spiega Claudia.

Le api oltre al miele per le loro esigenze ne hanno prodotto un surplus: “noi lo abbiamo assaggiato ed è molto buono. A dire il vero, io ho voluto provarlo direttamente dal favo prima ancora che venisse raccolto nei vasetti di vetro” racconta Ilir.
“In questo periodo abbiamo imparato moltissimo su un mondo a noi prima sconosciuto. Ci è stato spiegato che se l’ape non si trova bene nell’area in cui vive sciama via e va alla ricerca di nuovi posti dove c’è più cibo e una condizione ambientale diversa. Siamo felici che le api di San Vittore siano rimaste con noi!” aggiungono Claudia e Ilir.
Il progetto Urbees è partito a metà del 2020: gli alveari sono stati installati a fine maggio e la raccolta del miele è stata fatta ad agosto. La collaborazione sarebbe dovuta terminare a novembre ma Acea l’ha estesa per tutto il 2021. “Il progetto è stato talmente ben accolto che nell’area industriale c’è l’intenzione di replicarlo con la stessa modalità, laddove possibile, negli altri impianti di Acea Ambiente” dice David Giacanelli, Business Development Acea Ambiente.
A San Vittore del Lazio si sono tutti affezionati alle api, che continueranno ad essere accudite e a lavorare non solo per l’impianto, ma anche per tutto il territorio circostante, come promotrici della biodiversità.