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Acea Ato 5 informa

Quanto “costa” l’acqua? E’ una domanda che ci facciamo un po’ tutti, quando arrivano le bollette idriche. Ma è una domanda che ha un senso solo se comprendiamo alcune cose: non si paga l’acqua quale materia prima ma si paga il costo che ha tutta l’attività necessaria a prelevare l’acqua dalle fonti, a potabilizzarla, a trasportarla fino al nostro rubinetto, a raccoglierla una volta utilizzata ed a trattarla per la necessaria depurazione.
La domanda giusta, allora, potrebbe essere: <Quanto costa garantire che la risorsa idrica giunga nelle abitazioni e torni poi depurata nell’ambiente senza inquinare?>. Ecco perché si parla di ‘corrispettivo’, ovvero del dovuto per il servizio ricevuto.
Vale la pena ribadire che quello acquedottistico (portare acqua potabile nelle abitazioni) è solo un aspetto del servizio idrico (anche se è quello su cui maggiormente l’utente si concentra) mentre ha importanza fondamentale anche la depurazione (tutto quello che accade dopo che l’acqua lascia le nostre abitazioni) a garanzia della irrinunciabile tutela della risorsa idrica.
Quanto ‘costa’, allora, un metro cubo d’acqua? Il corrispettivo per un metro cubo d’acqua è pari al costo di tutto il lavoro che è stato necessario sostenere per far sì che quei mille litri uscissero dal rubinetto di casa.
L’importo sarà quindi maggiore in quegli Ambiti territoriali dove maggiori interventi, investimenti e impianti sono ancora da realizzare per rendere funzionale il servizio.
Per le peculiarità del servizio idrico (un unico gestore in assenza di concorrenza), lo stesso rientra tra quelli regolamentati da un’Autorità indipendente (Arera), che opera a livello nazionale, alla quale spetta stabilire le ‘regole’ per la determinazione delle tariffe, che non vengono quindi fatte dal gestore ma dai sindaci dell’Ambito territoriale ottimale, in base ad un ‘metodo tariffario’ (ovvero un insieme di regole e formule) emanato dall’Arera.
Dovendo necessariamente semplificare, si può dire che, fino al 2011, il metodo tariffario applicato (quello cosiddetto ‘normalizzato’) sostanzialmente prevedeva che il corrispettivo per un metrocubo d’acqua (la cosiddetta ‘tariffa reale media’) venisse determinato dal rapporto tra tutti i costi (operativi e di investimento) sostenuti dal gestore e il totale dei metri cubi d’acqua erogati agli utenti. Tale rapporto ‘euro/mc’ veniva poi ‘corretto’ da una serie di coefficienti (che potevano premiare o penalizzare il gestore) tramite i quali si valutavano diversi parametri del servizio.
Al metodo 'normalizzato' è seguito, a partire dal 2012, un sistema tariffario transitorio e poi, nel 2013 e nel 2016, l’Autorità di regolazione ha emanato due nuovi metodi tariffari, l’uno evoluzione dell’altro, puntando a uniformare le tariffe in tutta Italia e fornire strumenti di efficientamento del servizio nelle aree in cui c’era più da fare.
Fermo il principio che tutti i costi sostenuti debbono essere coperti dalla tariffa, i nuovi metodi introducono una serie di parametri affinché i corrispettivi richiesti siano sempre più aderenti al rispetto degli obblighi, alle responsabilità assunte dal gestore e alla qualità delle prestazioni erogate.
La valutazione di tutti questi parametri è sintetizzata poi in un moltiplicatore tariffario (indicato nelle formule con la lettera greca ‘theta’) che, anno dopo anno, viene applicato a quella che era la tariffa idrica per l’anno 2012. Per l'Ato 5 di Frosinone, attualmente, il ‘theta’ non può far incrementare la tariffa di oltre l’8%.